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ブログ


2006/03/03

ELOGIO DELLA FOLLIA

Osservate con quanta previdenza la Natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia.
Infuse nell’uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso.
Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un’eterna giovinezza.

La vita umana non è altro che un gioco della Follia.
Il cuore ha sempre ragione.


E' il nuovo spot dell'Alfa 169 SW, splendida rivisitazione dell'Elogio della Follia
di Erasmo da Rotterdam.
Onirico, visionario, appassionato...
I frames si rincorrono in punta di piedi lungo la sottile linea di confine tra follia e ragione, in bilico tra sogno e realtà. Una voce pacata ma intensa scandisce il susseguirsi delle immagini, in un vibrante inno al sentimento.
45 secondi d'arte.

Enchantée :)

Chi volesse approfondire la lettura dell'Elogio può farlo qui.

 

2006/02/18

TRANSITORIETA' DELLA TRISTEZZA

 

« E' la gioventù... E' la gioventù, signor direttore! Come l'aprile vuole le piogge, così la gioventù ogni tanto vuole un poco di lacrime... Poi spunta il sole da capo... E passa tutto... »

Luigi Pirandello
Pensaci, Giacomino ! (1916)

 

2006/01/26

MORTE MALINCONICA DEL BAMBINO OSTRICA e altre storie

  Triste... Macabro... Romantico... Tim.

 The Boy with Nails in His Eyes
  Put up his aluminium tree.
  It looked pretty strange
  Because he couldn't really see.

Il bambino coi chiodi negli occhi / piantò il suo alberello di alluminio.
Ma cresceva di sbieco / perchè lui era cieco.

(Tim Burton© The Boy with Nails in his Eyes)

 

Her skin is white cloth,
And she's all sewn apart
And she has many coloured pins
Sticking out of her heart.


She has a beautiful set
Of hypno-disk eyes,
The ones that she uses
To hypnotize guys.

...

But she knows she has curse on her
A curse she cannot win.
For if someone gets
Too close to her,

The pins stick farther in.

 La sua pelle è un panno bianco / ricucito da ghirigori di fili neri.
Molti spilli colorati / nel suo cuore son puntati.
Ha un bel paio di occhioni che usa per intontolire i ragazzoni.
[...]
Eppure lei è preda / di un maleficio da superstrega,
un sortilegio che non può spezzare:
Se qualcuno le si avvicina / gli spilli si fanno spina
e nel cuore vanno ad affondare.

(Tim Burton© The Voodoo Girl)



  Life isn't easy
  For the Pin Cushion Queen
  When she sits on her throne
  Pins push through her spleen.

 
Non credere che brilli / la vita della Regina Puntaspilli
Quando siede sul trono / di ogni spillo sente il suono.

(Tim Burton© The Pin-Cushion Queen)

 

 

 


 

The Melancholy Death of Oyster Boy
& Other Stories, © Tim Burton 1997
Traduzione di Nico Orengo.
 

   

 

 

2005/11/17

LEGGENDO BECKETT

 

«…Le lacrime del mondo sono una quantità costante.
Non appena qualcuno si mette a piangere, un altro,
da qualche altra parte, smette.
E così per il riso…»


En attendent Godot
by Samuel Beckett
 ©1952
2005/09/24

KIPLING, PRINCIPESSE E CAVATAPPI

 

The Princess in the Pickle-Bottle

 

Nell’autunno del 1892, Rudyard Kipling scrisse per una bambina americana la buffa fiaba, mai pubblicata, di una principessa sottovetro. Per più di un secolo, il manoscritto è rimasto nascosto allo sguardo dei lettori in un’antica residenza newyorkese. Finchè non è venuto alla luce…

I

C'era una volta una principessa costretta a vivere in una bottiglia da salsa piccante perché nel regno delle fate non c'era neanche un angolo libero. Esisteva un solo modo di farla uscire dalla bottiglia e il re, suo padre, stabilì che chiunque fosse riuscito a liberarla sarebbe stato obbligato a fare due cose: primo, a sposarla, secondo, a comandare metà del regno. Poiché la principessa era assai bella, e il regno assai grande, si fecero avanti 10.764.302 principi senza macchia e senza paura, tutti decisi ad aprire la bottiglia da salsa piccante. Di loro, 9.763.824 consultarono maghi di corte, astrologhi e vecchi saggi del bosco. Invece 264.230 si rivolsero a fate madrine, streghe bianche, volpi magiche, cavalli incantati e servi fidati.

Così consigliati, i principi uccisero:
10.756 draghi rossi
45.689 troll
1.765 gnomi
3.764 nani zoppi
189 ciclopi
pensando che ognuno di loro fosse il guardiano della bottiglia da salsa piccante.
Pronunciarono inoltre 864.729 formule magiche e incantesimi infallibili, capaci di spaccare in due montagne di vetro e di spalancare i tesori più nascosti del mondo.
Ma la bottiglia da salsa piccante non si aprì, e tutti loro se ne andarono malinconici, portandosi dietro le teste dei draghi, dei troll, degli gnomi, dei nani e dei ciclopi, e voltandosi ogni tanto a guardare tra i sospiri la principessa prigioniera.

II

Ma poi arrivò un principe così povero che non poteva permettersi di pagare neppure un mago di corte, e i suoi soli servi fidati erano le sue mani. Camminava, perché non aveva un cavallo da montare, e passeggiando fischiettava. Quando arrivò alla bottiglia da salsa piccante, vi camminò intorno, fece un cenno di saluto alla principessa, mise la testa di sbieco, chiuse un occhio e continuò a fischiettare mentre gli altri principi gli raccontavano dei draghi e degli gnomi e di tutti i prodigi che si erano rivelati inutili. La principessa lo guardò, con il volto seminascosto tra le mani, e arrossì, perché quello era il principe più bello di tutti i principi. Alla fine egli infilò la mano in tasca e disse "che sarà mai, togliere il tappo a quella bottiglia?" e gli altri principi fecero "Ah!" perché nessuno di loro ci aveva pensato. Poi cominciò a tirare il tappo con un cavatappi e il tappo venne via, perché era un normalissimo tappo di una normalissima bottiglia di salsa piccante, che nulla sapeva di incantesimi e di formule magiche. La principessa uscì dal collo della bottiglia, e tutti gli altri principi, che erano parecchio seccati, tagliarono la testa ai maghi di corte, alle streghe, ai servi fidati, alle volpi parlanti e ai cavalli incantati.
E il principe sposò la principessa, e vissero per sempre felici e contenti.

La morale della storia è questa: se trovate una principessa rinchiusa in una bottiglia da salsa piccante, non cercate di liberarla con incantesimi e draghi. USATE UN CAVATAPPI.

Photo: manoscritto originale
Source: Vanity Fair©  N.32

2005/09/17

' NUL AUTRE '

Non sono niente.
Non sarò mai niente.

Non posso volere essere niente.
A parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo.

 Fernando Pessoa

 

© Joan Miro 
 L'Oro Dell'Azzurro

2005/09/12

GIN A BODY MEET A BODY COMIN' THROUGH THE RYE...

    – A te non piace niente di quello che succede.
Quando disse così mi fece sentire ancora più depresso.
    – Ma sì che mi piace! Sì che mi piace! Naturale che mi piace. Non dire così. Perché diavolo dici così?
    – Perché non ti piace, – disse. – Dinne una.

    – Una? Una cosa che mi piace? – dissi. – D’accordo.
Il guaio era che non riuscivo a concentrarmi troppo. È difficile concentrarsi, certe volte.
    – Una cosa che mi piace molto, vuoi dire? – Le domandai. Ma lei non rispose.
    – Avanti, rispondimi, – dissi. – Una cosa che mi piace molto, o che mi piace soltanto?
    – Che ti piace molto.
    – Benissimo –  dissi. Ma il guaio era che non riuscivo a concentrarmi […]
    – Non riesci a trovare nemmeno una cosa.
    – Ma sì, ma sì.
   – Beh, allora dilla. – Mi piace ora, – dissi ­– proprio adesso, voglio dire. Stare seduto qui con te a fare quattro chiacchiere, scherzare…
    – Questa non è una
vera cosa!
    – È una vera cosa eccome! Certo che lo è. Perché diavolo non dovrebbe esserlo? La gente non crede mai che una cosa sia una vera cosa. Ne ho arcipiene le stramaledette tasche!
   
– Smettila. Va bene, dimmi qualcos’altro. Cosa ti piacerebbe essere?
[…]
    – Sai quella canzone che fa: “Se scendi tra i campi di segale, e ti prende al volo qualcuno”? Io vorrei…
    – Dice “e ti viene incontro qualcuno”, – disse la vecchia Phoebe – è una poesia di Robert Burns.
    – Credevo dicesse “E ti prende al volo qualcuno”. Ad ogni modo...

 

Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzini che fanno una partita in quell’immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c’è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo pazzesco. E non devo far altro  che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere dal dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l’acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l’unica cosa che mi piacerebbe essere… Lo so, è da matti.

 
 « Anyway, I keep picturing all these little kids playing some game in this big field of rye and all. Thousands of little kids, and nobody's around - nobody big, I mean - except me. And I'm standing on the edge of some crazy cliff. What I have to do, I have to catch everybody if they start to go over the cliff - I mean if they're running and they don't look where they're going I have to come out from somewhere and catch them. That's all I'd do all day. I'd just be the catcher in the rye and all. I know It’s crazy, but that’s the only thing I’d really like to be. I know, it’s crazy. »

Holden Caulfield

SI È SEMPRE SOLI, UNA NOTTE DI TROPPO

Mi sei tornata in mente. Guidavo in autostrada e ho dovuto fermare l'auto. Ho fermato l'auto non potendo fermare i pensieri, se avessi potuto fermare i pensieri avrei proseguito, ma tanto avrei ripreso a pensarti appena uscito dal casello.
E anche in questo caso i pensieri mi avrebbero seguito fino a casa e sarei rimasto tutta la notte a pensarti, magari chiuso nel garage.
Così mi sono fermato qui. Piove e la radio suona.
Cioè qualcuno ha suonato, tanti anni fa, e adesso la radio trasmette quello che è stato registrato allora.
Volevo dirti… Anzi voglio dirti, ma non posso dirti, posso solo dire perché tu non ci sei, anzi posso solo pensare perché dire, cioè parlare ad alta voce, così, da solo, mi spaventa.
Diciamo che, anzi dico che, anzi penso che:
Se tu fossi qui ti direi...
Ma se tu fossi qui non direi nulla, ti guarderei amoroso e perduto, ti accompagnerei fino a quel piccolo bar giallastro e malaticcio in mezzo alla piazzola di sosta, rifugio di camionisti, Odissei dei Diesel.
Lì potremo sederci e prendere qualcosa assieme.
Quando dico prendere intendo dire bere, naturalmente dopo aver pagato.
Prendere è un verbo che indica un gesto fisico, manuale.
Per esempio, si prende una decisione, moglie, freddo, velocità, coraggio.
Mi sa che non ho azzeccato neanche un esempio. Va be’, non è il caso di essere pignoli.
In quanto al prendere insieme... Beh, anche questo è inesatto.
Non si prende il caffè insieme, con due bocche nella stessa tazzina, e non si mangia un panino insieme se non in casi di grande intimità, romanticismo e reciproche garanzie igieniche.
Avremmo potuto prendere, stando vicini, due bibite o caffè o liquori diversi o anche uguali, ma in bicchieri diversi.
Ma che serve sognare. Piove e tu non ci sei.
O forse dovrei dire piovono perché non è una goccia, ma molte e inoltre non è che tu non ci sei, tu non sei qui ma sei sicuramente da qualche parte.
Sento, anzi immagino di sentire cosa diresti se tu sentissi le cose che ho detto (anzi che ho pensato); tu diresti: "Ecco, ancora una volta divaghi, ti perdi dietro le parole, parli, parli, e intanto il tempo passa e quasi non c'è tempo per noi".
Così dicevi quando stavamo insieme.
Insieme voleva dire a un metro, a volte due, a volte molto vicini, in certi casi... Beh, hai ragione anche tu, divago ancora una volta.
Comunque non ci sei, mi manchi, sto male, ho voglia di...
[...]
Potrei chiamarti al cellulare ma so già che la tua voce sarebbe fredda, cioè non è che sentirei freddo all'orecchio, sarebbe il tono della tua voce a raggiungermi l'animo, la tua indifferenza, eppure avrei tante cose da dirti.
E se quel cellulare, magicamente ci facesse tornare vicini in una notte di pioggia, anzi di piovono, potrei dirti che ti amo e basta, senza divagazioni.
[...]
Ma stanotte no, non voglio divagare, mi sento troppo solo.
Si è sempre soli una notte di troppo.

Stefano Benni

 

2005/08/04

HERE WE ARE...

 
Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell'infinito svolgersi dell'onda
l'anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l'abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d'ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!
C. B.
 

 
Homme libre, toujours tu chériras la mer! / La mer est ton miroir; tu contemples ton âme / dans le déroulement infini de sa lame, / et ton esprit n'est pas un gouffre moins amer. / Tu te plains à plonger au sein de ton image; / tu l'embrasses des yeux et des bras, et ton cœur / se distrait quelques fois de sa propre rumeur / au bruit de cette plainte indomptable et sauvage. / Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets: / Homme, nul n'a sondé le fond de tes abîmes; / O mer, nul ne connaît tes richesses intimes, / tant vous êtes jaloux de garder vos secrets! / Et cependant voilà des siècles innombrables / que vous vous combattez sans pitié ni remord, / tellement vous aimez le carnage et la mort, / o lutteurs éternels, o frères implacables!
 
2005/07/23

«Chiederete perchè la sua poesia non ci parla del sogno, delle foglie, dei grandi vulcani del suo paese natio... Venite a vedere il sangue per le strade!»

 

 Padre Nostro che sei nei Cieli

restaci pure

quanto a noi, resteremo sulla terra
che a volte è così bella
con tutti i suoi misteri di New York
seguiti dai misteri di Parigi
che valgon bene quello della Santa Trinità
[…]
con i suoi buoni bambini e i suoi cattivi soggetti

con tutte le meravigliose meraviglie del mondo

che se ne stanno

molto semplicemente sulla terra

offerte a tutti quanti

sparpagliate

meravigliate anch’esse d’essere delle tali meraviglie

tanto che non ardiscono a confessarlo a se stesse

come una bella ragazza nuda che mostrarsi non osa.

E con tutte le orribili sofferenze del mondo

che son legione

con i loro legionari

con i loro reziari
con i signori e padroni del mondo

ciascun padrone con i suoi predicatori, i suoi traditori
i suoi predatori.
Con le stagioni

con gli anni
con le belle ragazze e i poveri coglioni
con la paglia della miseria che marcisce
nell’acciaio dei cannoni.

[J. P.]

 

2005/07/18

CASTELLI DI RABBIA

 

Perché è così che ti frega la vita.
Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te li togli più.
E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva.

 

[A. Baricco]

2005/07/15

AMOR OMNIA VINCIT (?)


Les enfants qui s'aiment s'embrassent debout
contre les portes de la nuit
et les passants qui passent les désignent du doigt.
Mais les enfants qui s'aiment
ne sont là pour personne
et c'est seulement leur ombre
qui tremble dans la nuit.
Excitant la rage des passants,
leur rage, leur mépris, leurs rires et leur envie
Les enfants qui s'aiment ne sont là pour personne,
ils sont ailleurs bien plus loin que la nuit,
bien plus haut que le jour,
dans l'éblouissante clarté de leur premier amour.

 

                                                     Jacques Prévert

 

 

[ I ragazzi che si amano si baciano in piedi / contro le porte della notte / ed i passanti che passano li segnano a dito. / Ma i ragazzi che si amano / non ci sono per nessuno / ed è soltanto la loro ombra / a tremare nella notte. / Istigano la rabbia dei passanti / la loro rabbia, il loro disprezzo, le loro risa e la loro invidia. / I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno, / essi sono ben più lontano della notte / molto più in alto del giorno / nell’abbagliante splendore del loro primo amore.]
2005/07/02

«C'era una volta un piccolo principe che viveva su di un pianeta poco più grande di lui e aveva bisogno di un amico...»

«Che cosa vuol dire “addomesticare”?» 

«È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…» 

«Creare dei legami?»

«Certo» disse la volpe. «Tu fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo». […] «La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo mi farà uscire dalla tana, come una musica! E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane, e il grano per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…»

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:

«Per favore… addomesticami», disse.

«Volentieri», rispose il piccolo principe, «ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose».

«Non si conoscono che le cose che si addomesticano», disse la volpe. [… ] «Se tu vuoi un amico addomesticami!» […]

Così il piccolo principe addomesticò la volpe.

E quando l’ora della partenza fu vicina:

«Ah!» disse la volpe, «…piangerò».

«La colpa è tua», disse il piccolo principe, «io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…»

«È vero», disse la volpe.

«Ma piangerai!» disse il piccolo principe.

«È certo», disse la volpe.

«Ma allora che ci guadagni?»

«Ci guadagno… il colore del grano»

2005/06/29

ILLUMINATIONS

Ho teso corde da campanile a campanile;
ghirlande da finestra a finestra;
catene d'oro da stella a stella,
e danzo.
 
_____________________
Arthur Rimbaud
2005/06/25

SUNRISE, SUNRISE...

 Morning is due to all              Il Mattino spetta a tutti 
  To some 
- the Night                 Ad alcuni  la Notte 
   To an imperial few                A un'imperiale esiguità 
   The Auroral Light                   La Luce dell'Aurora

 

_________________________________________
[Emily Dickinson, Fragment #1577]
2005/06/19

INTRODUCING MY BLOG...

«If you really want to hear about it, the first thing you'll probably want to know is where I was born, and what my lousy childhood was like, and how my parents were occupied and all before they had me, and all that David Copperfield kind of crap, but I don't feel like going into it, if you want to know the truth. In the first place that stuff bores me... Besides, I'm not going to tell you my whole goddam autobiography or anything...»

Holden Caulfield
«The C
atcher in the Rye»
by J.D. Salinger

 

 


Update:
Ho aggiunto la traduzione in un commento a questo intervento.